L’origine del santuario di Santa Maria delle Grazie e del Suffragio, in Valpozzo, non è documentata. La località Valpozzo o Valputeo ricorre in numerosi documenti del secolo XVI e, probabilmente, deve il suo nome alla famiglia dei Valpozzo, appartenente al ceppo dei Bonatelli di Rasura, che si stabilì in quella zona, chiamata anche Bögia per la conformazione del terreno, fin dall’inizio del Cinquecento.

Don Guglielmo Triaca, parroco di Piantedo nella prima metà del Novecento, in una sua opera pubblicata nel 1919 dal titolo Vademecum per i divoti di Maria Vergine delle Grazie e del Suffragio venerata in Valpozzo parrocchia di Piantedo, racconta il fatto miracoloso da cui ebbe principio il santuario per poi tentare di ricostruire l’origine della chiesa stessa. Di li si percorre il sentiero del viandante che, sul versante pedemontano, da Abbadia lariana porta al trivio di Fuentes nell’attuale località di Piantedo. Questa via veniva utilizzata per il trasporto delle merci di scambio; era la mulattiera che univa la pianura con le valli della provincia di Sondrio che conducono ai valichi di frontiera verso la Svizzera; permetteva il commercio a chi, non potendo utilizzare la via lago per gli elevati costi, viveva di questo. La tradizione popolare narra di questo uomo di Piantedo che, dopo la vendita del bestiame, tornava sulla via di casa e mentre transitava lungo la strada Scalotta (sentiero del viandante) poco sopra l’attuale santuario, con il guadagno della giornata viene aggredito da briganti che lo derubano e lo feriscono a morte. In questa occasione invoca la madre celeste di salvarlo e promette la costruzione di una cappella, facendovi dipingere una immagine di lei, se gli concederà la grazia di sopravvivere. Improvvisamente appare a lui una figura di “bella Signora” che lo invita a lavarsi la ferita con “ l’acqua della pozza” di acqua limpida e pura (VAL POZZO)   comparsa davanti a lui e nella quale la figura intinge la mano . Questo gesto comporta la guarigione, “grazia ricevuta” (MADONNA delle GRAZIE) Il fortunato corre in paese e racconta ciò che gli è successo. Alcuni credono, altri no, ma tutti si trovano d’accordo con l’idea di costruire una chiesetta, rifugio dei viandanti. Sempre i racconti popolari narrano che i devoti uomini scelgono di edificare il piccolo edificio di culto dove ora sorge una santella, ma riferiscono che per tre volte ritrovano più in basso, vicino al pozzo, il materiale depositato nella località a monte, fino a quando capiscono qual è la volontà di Maria ed erigono il primitivo santuario, in seguito ampliato. Questo racconto è ancora vivo nella memoria dei più anziani. Viene comunque eretta una cappella votiva dove ogni viandante bisognoso, ogni malato potesse, con la recita del santo rosario, chiedere la grazia. La piccola cappella è visibile sul sentiero , mentre nel pianoro sottostante è visibile la chiesa…(si parla del 1492…stessa data dell’apparizione di Gallivaggio in valle Spluga ) anche se i primi documenti risalgono al 1600.

La cappelletta o gesiolo lungo la strada Scalotta viene nominata più volte dal notaio Antonio Peregalli di Delebio che redige molti atti notarili per Piantedo negli anni che vanno dal 1578 al 1623 e compare anche in atti ufficiali come confine fra il dominio delle Tre Leghe dei Grigioni e il Ducato di Milano.

Un elemento indicatore potrebbe venire dalla campanella del santuario, che sappiamo fusa nel 1473, ma non è un dato certo, perché la campana può essere stata portata lì da un altro luogo.

La tradizione tramanda anche il voto fatto dagli abitanti di Piantedo e dei paesi vicini, nel Seicento, il secolo della peste, di edificare una chiesa più grande e di recarsi lì per la santa messa e per pregare la quarta domenica di ogni mese come ringraziamento per la protezione di Maria.

Don Triaca sostiene che l’origine del santuario, o almeno quella dell’affresco raffigurante la Vergine, posto alle spalle dell’altare, si può far risalire al XIV secolo La chiesa era decorata con il solo affresco contornato da cornice in marmo nero di Varenna dove era rappresentata la Vergine in trono con il bambino benedicente in piedi sulle ginocchia; alla destra e sinistra della figura si trovano S. Antonio abate e S.Giacomo (forse in onore della valle S.Giacomo di rimpetto al Santuario e della Valtellina agricola a est; la vergine all’incrocio delle valli) . Nel terreno adiacente la chiesa è presente una fonte di acqua che anche nei periodi di siccità non si prosciuga mai…viene venerata come “acqua santa” . Per dare fondamento alle sue ipotesi parla dei quattro affreschi, risalenti ai secoli XV e XVI, che riproducono l’immagine della Madonna di Valpozzo, due nella località detta Cudoli e gli altri due a Verdione, tutti posteriori al dipinto tanto venerato ancora oggi. Purtroppo, ormai, sono rimasti solo le due opere di Verdione, una all’esterno di una cascina che sembra potersi attribuire al Cinquecento e l’altra, originariamente situata all’interno di un altro cascinale e datata 1404 o1407 (come sosteneva don Triaca), che attualmente, dopo un attento restauro che lo ha preservato da una sicura rovina, si trova presso la chiesa parrocchiale. Molte rappresentazioni venivano “copiate” per decorare case civili con questa icona (vedi affresco ora restaurato della vecchia casa Pedroncelli in via V Emanuele)

Sempre lo stesso sacerdote nell’opuscolo di cui sopra scrive che gli anziani del luogo gli hanno riferito i racconti tramandati di padre in figlio secondo i quali la Madonna di Valpozzo sarebbe apparsa prima di quella di Gallivaggio (ottobre 1492) e di Tirano (1504 o 1506).

Nei documenti dei secoli XV e XVI reperiti non compare alcun riferimento alla chiesa. Possiamo, invece, avere notizie molto sicure dal Libro de Conti et crediti della fabrica della Madonna di Valpozzo (1689- 1802), che si trova nell’Archivio Parrocchiale di Piantedo. Il documento attesta che, alla fine del XVII secolo, il santuario aveva una sua propria organizzazione con un suo sindico, eletto ogni anno, che teneva l’amministrazione dei beni sia mobili (denaro ed offerte votive), che immobili (terreni e case). Nel 1687 già c’era un obbligo a favore della chiesa. Gli abitanti di Piantedo, da sempre molto devoti alla Beata Vergine, fanno dono di tutto ciò che hanno di più prezioso per ottenere grazie e intercessioni. Sul Libro dei conti fra i beni mobili del santuario troviamo gli oggetti più impensabili: una camisa di un figlio, una traversina di tela usata, canapa da filare, lana, uno scosale con pizzo usato, un paro di calzette di ferinello usato, duoi scosali buoni , uno corroso dai toppi, cinque golari con pizzo da femina, un mantino da tavola e un fazoleto nuovo, quattro pezzetti di bindello rosso e verde, un scuffino con lavorerio di seta rosa e verde, cinque rosari con una medaglia d’argento a filigrana, due anelli l’uno d’argento e l’altro d’ottone, una pezza di stomaco con tre opere d’oro false, una filzetta di coralli con una medaglia d’argento, oggetti, spesso di scarso valore economico, che esprimono tutto il fervore cattolico della povera gente che fatica a sbarcare il lunario, ma che è capace di esprimere un senso religioso fortissimo.

Dalle annotazioni del Libro dei conti sopra menzionato si possono dedurre anche le notizie che permettono di ricostruire in parte la storia del santuario.

Nel 1695 lavorano a Valpozzo alcuni mastri del marmo a cui vengono consegnati quattro filippi, mentre Francesco Scaramella della val San Giacomo, per le piode usate per riparare il tetto della chiesa, riceve lire 15. Nel 1696 sono annotate le seguenti spese: un filippo (un filippo è uguale a lire 11:4) per far fare la muraglia dopo la capella di Valpozzo; 38 parpaiole (uguale a lire 7:12) per far condurre il marmo per l’ancona; due filippi e mezzo (lire 28) per il telaro di marmo dell’immagine della Madonna Santissima di Valpozzo.

Nel 1701 il parroco Antonio Infino stipula un contratto con Giovan Battista Barogia, mastro di Valmagia, per la demolizione dell’antica costruzione e l’edificazione della nuova. Vediamo quindi anche qui un importante contributo che viene dai mastri ticinesi della Val Maggia, che lavorano diffusamente nella bassa Valtellina soprattutto nel corso del Settecento. Il progetto si attua nel 1703. Solo la parete con l’affresco antico viene preservata dalla demolizione, al contrario dei numerosi ex voto che vengono bruciati. Durante i lavori di restauro del 2000 emergono sulla superficie dell’affresco tracce di deterioramento dovute, presumibilmente alle intemperie, come se fosse stato all’esterno e non all’interno di un edificio.

I sindaci della chiesa di Valpozzo, da non confondere con gli amministratori comunali, annotano nel registro gli introiti derivanti dai lasciti, dai pagamenti dei fitti, dalle donazioni e dalle vendite per incanto.

Nel 1706 lire 2:4 vengono spese per la merenda a quelli che hanno condotto i piottoni per la Madonna; si paga il mastro che ha fatto i telari e quelli che hanno menato li scallini ad uso dell’istessa fabbrica.

Nel 1711 si compra la campana della chiesa.

La devozione verso la Madonna di Valpozzo aumenta sempre più negli anni per cui si susseguono legati e lasciti. La festa viene celebrata la seconda domenica di Pentecoste (SS. Trinità) con salve di mortaretti, luminarie, canti, processioni e moltitudine di gente. Il 5 giugno 1713 vengono pagati ben nove sacerdoti intervenuti a detta festa; ciascuno riceve 4 lire.

I lavori di manutenzione ed ampliamento proseguono nel corso di tutto il Settecento; nel 1712 i sindaci parlano della costruzione di un campanile a cui lavorano fra gli altri mastro Antonio Rivora e Agostino Scaramella. Due bovari di Colico vengono pagati nell’aprile del 1713 per condurre il pallio di marmo e mastro Giovanni Danilo, marmoraro, è pagato per aver messo in opera il pallio e l’avello.

A Valpozzo continuano ad essere celebrati anche alcuni funerali, come quello di Antonia Sista (Acquistapace) nel 1742, a cui partecipano dieci sacerdoti .

Nel 1741 il sindaco Carlo Nizzola, con un apposito condotto, fa sì che l’acqua del pozzo, ritenuta miracolosa, venga a sgorgare al fianco sinistro della chiesa, dove scorre anche ora, perché prima ciò avveniva davanti alla chiesa stessa ed era fonte di distrazione.

I voti pubblici per chiedere intercessioni si susseguono negli anni. Nell’agosto del 1762, ad esempio, i sindaci della fabbrica di Valpozzo ricevono lire 10 e lire 14:4 di elemosina dalla processione di Delebio venuta alla cappella della beata Vergine Maria ad implorare l’acqua, compresa quella della processione d’Andalo due volte venuta al detto fine avendone ottenuta la grazia.

Nel 1780 Bernardo Scalcino, sindaco, riceve lire 398:3 di offerta per la campana maggiore.

Nel 1794 vengono effettuati parecchi lavori alla chiesa, per l’aggiunta di un presbiterio.

Lavori di ampliamento si effettuano anche in tutto il corso del XIX secolo; nel 1870 il prevosto Don Carlo Bolis dà inizio a nuovi lavori che vengono continuati da Don Triaca.

Nel 1898 si vuole sostituire la piccola campanella con un’altra più grande, ma il peso reca gravi danni alla volta.

Il campanile in sasso a vista lavorato a mano proveniente dalle cave di novate Mezzola che ora svetta all’imbocco della Valtellina, viene eretto al termine della Grande Guerra in sostituzione al primo ormai decadente, per adempiere a un altro voto alla Madonna fatto nel 1917 (quando la Valtellina corre il pericolo di diventare zona di operazioni militari e la popolazione rischia l’evacuazione) oltre che come ringraziamento per i soldati tornati dal fronte. Il popolo si rivolge a Maria chiedendo la sua protezione e promettendo di innalzare un monumento a ricordo della magnanimità divina. La valle viene risparmiata dall’invasione nemica e il popolo vede una particolare protezione divina anche nel numero dei caduti in combattimento, che è esiguo rispetto ai paesi vicini. La febbre spagnola, poi, miete poche vittime. Ecco, allora, che al termine del disastroso conflitto, la quarta domenica di ottobre, quando tutti sono scesi dagli alpeggi, si celebra la prima festa del Ringraziamento. ringrazia per la resistenza del fronte allo Stelvio e di conseguenza la mancata invasione degli Austriaci e per il conforto e l’aiuto dato ai figli al fronte Don Triaca, nel suo Vademecum, scrive che la festa viene preceduta da un triduo di preparazione in cui la parola di Dio, le preghiere e le funzioni si succedono al santuario e in parrocchia dove è esposta la statua, fedele riproduzione dell’antico e miracoloso dipinto (quella attualmente conservata nella cappella all’inizio della strada per il santuario; è in gesso, è molto pesante e poco gradita ai paesani. Sul basamento del trono di tale immagine compaiono per la prima volta le anime del purgatorio che chiedono grazia e misericordia (da qui il nome di “ …e del Suffragio”). Il 26 ottobre 1919 tutto il paese è in festa e anche dai paesi vicini, Delebio, Andalo, Rogolo, Colico S. Bernardino e Colico S. Giorgio, giungono persone in processione. Il mattino si celebra la messa solenne e il pomeriggio si cantano i vespri, seguiti da un lungo corteo attraverso le vie del paese addobbate a festa. Proprio in quell’occasione viene deposta la prima pietra del futuro campanile, ultimato nel 1924. Il lavoro si protrae così a lungo perché, nonostante l’impazienza, può essere effettuato solo in primavera, prima dell’inizio dei lavori nei campi e della transumanza. Tutta la popolazione partecipa all’edificazione di tal monumento, sia con il trasporto della sabbia dal vecchio alveo dell’Adda, sia con la conduzione delle pietre di granito da Novate, ma anche per trasportare a spalle o su rudimentali veicoli tutto il materiale necessario lungo la ripida salita, fino al santuario.

Il campanile, alto 30 metri, viene disegnato dal parroco e innalzato sotto la direzione dei mastri Giacomo Gobbi e Felice Acquistapace di Piantedo. L’iscrizione sopra la porta di accesso alle campane recita:

“Questo pio monumento Dica ai posteri Le misericordie della Madre di Grazie Nella guerra mondiale E la riconoscenza di Piantedo”

Per le campane danno offerte anche le varie parrocchie del lago e della Valtellina. Nel censimento delle campane richiesto all’amministrazione comunale dalle autorità governative, nel 1941, si legge che il santuario è dotato di cinque campane fuse nel 1925, poste nel campanile, e di una altra campanella sul tetto del Santuario, fusa in bronzo nel 1473 dal peso di kg 25 attualmente conservata altrove.

Il concerto in origine (ditta Bianchi, 1925) era costituito da 5 campane in la3: la3, si3, do#4, re4 e mi4. Durante la II Guerra Mondiale il do# venne colpito da colpi d’arma da fuoco. Per errore venne sostituto da un secondo si3.

Nel 1952 ad opera dei coniugi Costa migrati negli USA viene realizzata l’attuale statua di legno; pregevole opera degli artisti del legno di Ortisei. Il Santuario è vittima di innumerevoli imprese ladresche ; la più clamorosa il 25 ottobre 1971 quando viene rubata la stessa statua ritrovata poi a breve a Casargo in Valsassina e riportata a Piantedo dallo stesso parroco con l’aiuto di una parrocchiana. Negli anni 60 vengono realizzati gli affreschi dell’abside, retro e contorno altare, del soffitto ad opera di Fumagalli di Delebio, pittore che affrescò anche la basilica maggiore di Bologna, voluti dall’allora parroco don Triaca. In particolare compare la rappresentazione della SS Trinità durante il giudizio universale dove le anime del purgatorio ricevono la misericordia per il paradiso. (nell’angolo in basso a sinistra guardando l’altare è visibile il ritratto dello stesso parroco che chiede la misericordia)   la volta dell’abside nelle lunette presenta gli evangelisti, ed alcune litanie mariane, le figure di Ester e Giuditta, due grandi donne della Scrittura. Sulla parete destra l’affresco narra l’apparizione al viandante, sulla sinistra la discesa dello Spirito Santo nel cenacolo a Pentecoste (opera di Brocco pittore di Colico). Viene rimosso il pulpito che diventa la mensa attuale. Pentecoste e Trinità sono due rappresentazioni apparentemente scollegate al Santuario ; sono invece la spiegazione degli appuntamenti che per anni hanno trasmesso la tradizione delle celebrazioni fisse al santuario.   Nel 1976 ad opera della ditta Zuccalli vengono decorate le navate ad opera del pittore Cerlesi .Nel 1981 ripresi i lavori nella parte con funzione di Ostello, sopra le sacrestie, per donazione di un benefattore. Nel 1972 viene eretta la statua di granito dell’alpino, per volere del gruppo alpini di Piantedo, come monumento ai caduti in guerra a completamento di quanto scritto sull’architrave della porta del campanile. Nel 1984 viene realizzato impianto elettrico della campana per l’Ave Maria; nel 1987 viene costruita la tettoia e la cucina per opera di volontari del paese; nel 1988 effettuato sbancamento e ringhiere zona campanile; nel 1989, ad opera del gruppo alpini, ristrutturazione della cappella votiva del sentiero…ultima opera alla presenza di don Pietro

Il campanile viene restaurato dalla parrocchia nel 2007 e un anno più tardi elettrificate le rimanenti campane, le quali vengono rimosse per predisporle alla motorizzazione; ancora una volta per errore il do# non viene ripristinato quindi ad oggi il concerto è composto da  la3, si3, si3, re4 e mi4.  Il “pio monumento” ,oggetto di studio illuminotecnico è stato dotato inoltre di illuminazione esterna notturna che lo rende una vigile sentinella alle porte della Valtellina. Nel maggio 2009 viene inaugurata la nuova comoda strada in porfido, realizzata dall’amministrazione comunale sul vecchio tracciato, con lo scopo di rendere più agevole l’accesso al santuario dove, ogni anno, si celebra anche la Festa degli Ammalati su iniziativa dell’UNITALSI.

Le sagrestie laterali all’altare hanno conservato sino agli anni 80 le innumerevoli icone delle grazie ricevute che tapezzavano le pareti…l’umidità, il tempo, la poca manutenzione hanno poi portato ad una selezione delle più integre e sono state riposte nella nicchia attualmente sulla parete est della navata voluta e realizzata da un gruppo di devoti.

Il calendario liturgico del santuario è legato ad alcuni tempi liturgici;

  • mese maggio dedicato al santo rosario con la celebrazione anche della messa il venerdì sera.
  • Le celebrazioni domenicali hanno la cadenza fissa della 2° e 4° domenica di ogni mese.
  • Pentecoste è celebrata al Santuario come inizio dell’ottavario alla festa di del Santuario che è la domenica della SS Trinità. In base alla Pasqua quindi la festa di Valpozzo si spostava dalla fine di maggio ai primi di giugno. Dopo questa festa c’è la transumanza verso i maggenghi di origine delle etnie di Piantedo: val Gerola (giroo) e val S.Giacomo (scilap) mentre i locali rimangono in paese (maroc).
  • Festa del ringraziamento ; 4° domenica di ottobre , prima celebrazione 26 ott 1919; la popolazione rientrava definitivamente dai maggenghi, riprendevano le scuole e c’era il ringraziamento per i frutti della terra, i raccolti, i prodotti caseari prodotti durante l’estate che sarebbero diventati la fonte di sostentamento per il gelido e lungo inverno che sarebbe iniziato a novembre con la scomparsa del sole sino a febbraio. In questa occasione venivano donati in segno di ringraziamento i prodotti ciascuno per le proprie possibilità che sarebbero serviti al sostegno del parroco. (da qui nacquero in tempi successivi gli incanti dei canestri dove veniva raccolto denaro…) tale festa viene poi anticipata alla 2° domenica di ottobre per la mancanza di riscaldamento e per l’arrivo dei primi freddi ma vengono mantenute le funzioni della 2° e 4° domenica anche durante l’inverno.
  • Due sono le processioni votive previste: una alla festa di giugno ed una al ringraziamento; la statua viene portata dalla chiesa al campanile, seguendo un percorso circolare, dove vengono effettuate le rogazioni per liberare dalla peste, dalle malattie, dalle invasioni barbariche e dalla carestia, per poi rientrare in chiesa a completare la celebrazione del canto dei vespri con l’esposizione del santissimo, breve adorazione e bacio della reliquia.