Testimoni dell’Amore, annunciamo il Suo Regno

Penso che la mia avventura missionaria sia cominciata a Piantedo il giorno in cui – ero in quarta elementare – arrivò a scuola un missionario per parlarci dell’Africa e della necessità di avere nuovi missionari per l’evangelizzazione di quel continente. Dopo qualche anno decisi di “partire”… ero in seconda media.
Le tappe della mia formazione furono: Rebbio dove c’era il seminario comboniano, Brescia, Padova, Venegono Superiore per il noviziato e Firenze per i primi due anni di teologia. Poi Granada, in Spagna, per gli ultimi due anni di teologia e infine l’ordinazione sacerdotale a Piantedo nel 1977 con un desiderio fortissimo di partire per l’America Latina. Ma la Provvidenza aveva pensato per me cose diverse per cui rimasi ancora sette anni in Italia dopo la mia ordinazione sacerdotale. Poi finalmente la partenza per il Mozambico: era il 1984. Partivo per un Paese in guerra, con tante situazioni difficili, ma con la presenza amorosa del Signore che mi avrebbe guidato e sostenuto con la Sua Provvidenza… fino a oggi. Cosa volere di più! Grazie, Signore, della vocazione missionaria che mi hai donato!
In Mozambico mi inserii nella Missione di Alua (diocesi di Nacala) L’Unico lavoro pastorale possibile, a motivo della guerra civile in corso, era quello di seguire le piccole comunità cristiane nel  loro sviluppo graduale verso una ministerialità sempre più consapevole e dare attenzione ai ragazzi e ai giovani che non erano stati “inglobati” dalla guerra… Poi venni trasferito nella missione di Iapala (arcidiocesi di Nampula) dove lavorai con la stessa finalità. Furono gli anni in cui si cercava in tutti i modi di porre fine a una guerra che in Mozambico aveva fatto più di un milione di morti. Con l’aiuto di quel grande uomo – l’arcivescovo di Nampula Manuel Vieira Pinto – si cercò di aiutare la gente a uscire dalla violenza quotidiana della guerra con una presenza capillare nelle piccole comunità cristiane e con la denuncia sistematica degli abusi commessi sia dai guerriglieri come dai soldati dell’esercito regolare. Si cercò soprattutto di instillare nella gente la capacità di riconciliazione e di perdono… un cammino che fu reso possibile con l’aiuto della Parola di Dio (la Bibbia tradotta in lingua locale era l’unico libro a cui le piccole comunità cristiane potevano accedere negli anni bui della guerra) e con il cambio del linguaggio fino ad allora usato: I guerriglieri non sono più i “banditi armati” ma diventano i nostri “fratelli della foresta”, con cui dovevamo riconciliarci.
Frutto di tutto questo sforzo fu l’accordo di pace firmato a Roma il 4 ottobre 1992 tra i guerriglieri della Renamo e il governo della Frelimo (con l’aiuto fondamentale della comunità di S. Egidio). Da quel giorno non ci furono più azioni di guerra in Mozambico. La violenza si fermò. Chi l’avrebbe pensato solo fino a pochi mesi prima? Oggi la missione di Alua ha tre sacerdoti diocesani, due finalisti di teologia che iniziano in questi giorni la loro esperienza pastorale di un anno in preparazione al diaconato e tre finalisti di teologia previsti per l’anno prossimo e qualche altro seminarista in cammino. Anche la missione di Mirrote ha un sacerdote diocesano che ora è il vicario generale della diocesi di Nacala. Ricordo Alberto, un ragazzino molto sveglio di quattordici anni, incontrato nella missione di Iapala. Alberto partecipava sempre agli incontri organizzati dalla missione. Voleva essere seminarista ma per vari motivi non ci riuscì. Oggi Alberto è sposato e uno dei suoi figli di nome Giona ha chiesto di essere seminarista comboniano: lo scorso febbraio ha iniziato il cammino formativo a Nampula.
Iapala ha attualmente due sacerdoti diocesani originari di lì e due seminaristi che vogliono diventare missionari comboniani. Chi l’avrebbe detto fino a pochi anni fa che ci sarebbero stati questi “miracoli”?
Padre Giorgio Giboli

Dal sussidio diocesano per la Quaresima 2019: testimoni dell’amore più grande

Leave a Reply

Your email address will not be published.