Saluto a don Alessandro

Pucallpa, 21 Novembre 2021
Festa di Cristo re dell’universo

Carissimi amici della Comunità di Delebio, Andalo, Piantedo e Rogolo,
Sento il desiderio di scrivere a voi le condoglianze, ma sento anche che voi dovete farle a me e tutti dobbiamo farle a tutti, perché don Alessandro è stato capace di essere di tutti e di unirci.

Anche se più giovane di me, l’ho sentito subito come “mio parroco”, come mio “superiore”. Sempre mi ha fatto sentire accolto e ben voluto. Sempre l’ho sentito attento e preoccupato per la mia salute, per la missione, per i poveri, per i bambini abbandonati. Ci teneva a farmi riposare e a farmi dare dei controlli medici, organizzava tutto e mi metteva in contatto con i suoi amici dottori.

Un’attenzione e una preoccupazione molto concreta come quando ha preso l’agenda e ha deciso i giorni per andare a trovare don Patrick e suor Lara….poi con la sua macchina mi ha portato a visitarli ricordando in viaggio, nei discorsi e nelle preghiere padre Giorgio Giboli, padre PierCarlo, suor Benedetta e tanti confratelli che aveva nel cuore.

È stato concreto ed entusiasta nell’aiutarci per i campi dell’O.M.G., con le raccolte vivere, sempre disponibile senza far pesare niente. Felice di aiutare i poveri e i ragazzi.

Ogni volta che mi capitava i sfogliare “il Ponte” mi sono sempre chiesto come don Alessandro riuscisse a star dietro a tutto con serenità, con il sorriso, facendosi aiutare con spontaneità, unendo persone di diverse comunità, come fosse tutto facile e scontato.

Sinceramente appena ho avuto la notizia del suo ritorno alla casa del Padre, ho pensato di prendere l’aereo e tornare in Italia, solo per essere presente al funerale e accompagnarlo… Purtroppo però i tanti impegni presi non me lo hanno permesso.

Nonostante ho già celebrato quattro s.Messe in suo suffragio, e ho messo la sua foto con il suo tipico sorriso sotto la statua di Maria Ausiliatrice, non riesco ancora a rendermi conto che sia morto. L’ultima volta che l’avevo visto prima di tornare in Perù gli avevo regalato un libro dal titolo: “Il demonio ha paura della gente allegra” e lo incoraggiavo a continuare il bel lavoro che stava facendo, soprattutto con i giovani. Lo ringraziavo per quello che stava facendo nella mia comunità di origine, e per l’esempio che mi dava. Mi aveva anche promesso (seriamente) di venirmi a trovale a Pucallpa con un gruppo di giovani, e se non ci fosse stata la pandemia, molto probabilmente sarebbe già stato qui.

Io (ma probabilmente anche molti di voi) mi son fatto la domanda del perché il Signore l’ha chiamato così improvvisamente causando così tanto dolore in così tante persone, lasciando un vuoto così grande e tanti progetti in sospeso. L’unica risposta che sinceramente mi son dato, è che l’ha chiamato a se per un bene infinitamente maggiore, per lui e per tutte le anime che ha servito da quando ha deciso di offrire la sua vita al Signore Gesù Re dell’universo. L’ha chiamato a se per unirci ancora di più. Don Alessandro è morto mentre stava lavorando con impegno, e con il sorriso, nella vigna del Signore che l’ha trovato in piedi, al lavoro, preparato e vigilante: è stato trovato pronto. A tutti dice nella sua ultima predica silenziosa “Fratelli fatevi trovare pronti! Non sapete né il giorno, né l’ora! Non rimandate a domani la vostra conversione…non rimandate la seria decisione di amare DIO e i fratelli, anche quelli antipatici”.

Credo che il modo migliore per ricordare e onorare la vita e la morte di don Alessandro sia valorizzare la sua fede, che ha vissuto, celebrato e trasmesso, prendendola sul serio, custodendola e tramettendola nella comunità. Volete un consiglio? Fate il proposito di non mancare alla Santa Messa della domenica, e se potete andate anche durante la settimana. State in grazia di DIO, alimentati con la Parola e il Corpo di Cristo, confessatevi.

Ricordo sempre le parole che mi disse il caro don Silvano prima, durante e dopo la mia ordinazione sacerdotale: ”Ricordati Massimo che sei sacerdote per la Santa Messa….le altre cose le possono fare anche chi non è sacerdote”. Anche don Alessandro era sacerdote per la Santa Messa e i sacramenti. Non sia che il dolore per la sua morte sia solamente sentimentalismo o un dolore che ci paralizza come se lui non avesse mai annunciato la buona notizia. È un gran dolore e una tristezza per un prete quando le persone non curano la loro vita spirituale, non si confessano, non vanno alla Santa Messa, non approfondiscono la loro fede.

Don Alessandro non era stupido, anzi è stato un uomo molto preparato, saggio e intelligente e ha saputo vivere in pienezza la vita, perché ha accolto nel suo cuore colui che è venuto per darci la vita e la vita in pienezza. Chiediamo a don Alessandro che ci aiuti a vivere in pienezza e a donarci con gioia. Soprattutto voi ragazzi di Delebio, Andalo, Piantedo e Rogolo: chiedete a don Alessandro, un amico che ora vi segue dal cielo, che vi aiuti a mettere Dio al Primo posto. Qui sulla terra il don ci ha lasciato un grande vuoto per la sua capacità di voler bene a tutti, di organizzare, di lavorare, per la sua fede, il suo carisma di saperci unire: qualcuno riuscirà a dire: “Adesso tocca a me fare questo passo? Decido di prendermi questa responsabilità nella comunità? Mi impegno a servire dove c’è bisogno?”

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