Notizie da Pucallpa

Carissimi, 

finalmente riesco a ritirarmi in stanza e staccare per stare un poco con voi e raccontarvi dei mesi passati e del momento attuale. Oggi piove e fa un po’ fresco, un clima che mi aiuta a stare tranquillo, per modo di dire… 

Come sempre il rientro a Pucallpa dopo essere stato in Italia è stato traumatico. Il fatto di saperlo già prima non ha tolto le fatiche del riassestamento. Poco a poco sono arrivati tutti i problemi e i casini vari, presentando la fattura. Il trauma di passare dai ragazzi dell’O.M.G. e le tante persone con grandi ideali incontrate in Italia, a persone che dicono bugie e venderebbero i loro figli per 10€, è grande. 

In gennaio (in Perù da fine dicembre a fine marzo ci sono le vacanze scolastiche) abbiamo avuto in parrocchia tanti bambini e ragazzi, con l’aiuto di ex catechisti e oratoriani, che nelle vacanze dall’università sono arrivati numerosi, abbiamo organizzato tante belle attività. A febbraio stavo preparando dei bambini alla Prima Comunioni, stava andando bene, erano seri e contenti. Poi tutto si è bloccato, perché anche qui, nonostante ci siano pochi casi di contagio, il Governo ha vietato ogni attività comune. 

Quindi ora, con il blocco dei trasporti, delle scuole e di tutte le attività sociali ho dovuto reinventare tutta la vita della parrocchia, ridurre le spese al minimo e cercare di trovare delle entrate, seppur piccole, da dei benefattori locali. Questo perché, sapete bene voi, come in Italia col blocco per il Virus si è dovuto fermare anche il lavoro dei volontari che col Mercatino di Delebio raccoglievano varie offerte che sostenevano la missione o l’impegno di altri amici che sempre inventano qualcosa per raccogliere fondi (ad esempio, so che stavano organizzando una lotteria…). 

Sapete che in parrocchia l’impegno più grande che abbiamo è quello della casa dei bambini Barcoiris. Ora abbiamo 18 bambini; per fortuna che la direttrice Maria Lucy si è trasferita nella casa con sua figlia ed altre ragazze che sono a casa per la chiusura delle università, e così possono seguire i bambini. Ho lasciato a casa la psicologa e l’assistente sociale e ridotto le mance alle donne che aiutano. Abbiamo scritto al Ministero dicendo che dall’Italia non riescono a mandare più aiuti come prima, per chiedere un contributo. 

Comunque i bambini e le ragazze non sono mai stati così bene. C’è meno confusione, meno “mondo” che entra dall’esterno; preghiamo e facciamo vari lavori insieme. Vedo che la mia presenza per dare sicurezza e idee deve essere costante, così mi dedico tanto a loro. 

Varie persone esterne chiedono viveri, portano bottiglie usate di plastica in cambio di riso, pasta, fagioli… è un modo per capire chi veramente ha più bisogno. Mi sta aiutando tanto il signor Antonio, padre di due oratoriani, aspirante diacono permanente. È lui che dà i viveri, ascolta le persone e raccoglie le donazioni di cibo. Un grande risparmio sono le cose che ci regalano perché 

in scadenza o ciò che scartano al mercato. Ogni giorno due ragazzi vanno a prendere queste cose e poi le dividiamo: per la casa, da regalare, per i maiali… 

Sapete che la parrocchia ospita anche la cooperativa dei falegnami usciti dalla nostra scuola seguita da Gabriele. Anche qui abbiamo avuto il problema della mancanza di clienti. Si è pensato a varie soluzioni e anche a provare a fare una linea di mobili meno pregiata, anche se è un peccato lasciar perdere di proporre l’arte in una città come questa che ne è priva. Intanto io gli ho fatto fare una cappellina per l’Adorazione, con pavimento intarsiato ed altri lavoretti per tenerli occupati. Ora però alcuni di loro stanno facendo le bare per i poveri, un servizio che ha chiesto il Vescovo. In questo momento per la gente è un bel regalo. 

Io penso che la morte sia qualcosa di naturale; è la mancanza di amore, le famiglie distrutte, le depressioni anche dei bambini, il commercio che guadagna sulle paure e sulla malattia, le guerre… a non essere nè naturali né umani. 

Il Vicariato è impegnato a raccogliere dei fondi per aiutare l’ospedale con l’ossigeno e i vari accessori. Il Vescovo Augusto Martin è molto impegnato e si è offerto di essere il punto di unione per coordinare gli aiuti. 

In parrocchia oltre ai bambini vive Chuno, un ragazzo disabile, una famiglia a cui è bruciata la casa e un’infermiera con suo marito, venezuelani, con due bambini piccoli. In questi giorni la dottoressa Carla che sempre ci ha aiutato, ha portato in parrocchia tutto ciò che aveva nel suo centro medico, dove non riusciva più a pagare l’affitto. Per noi è un gran vantaggio perché se dovesse succedere qualcosa ai bambini e devi andare in ospedale c’è da mettersi le mani nei capelli. Le persone muoiono fuori dagli ospedali; manca l’insulina, altri medicinali che dovrebbero arrivare da Lima, l’ossigeno…poi diagnosi imprecise, vari che ne approfittano alzando i prezzi. Ora poi ci sono molti dottori e poliziotti, anche giovani, malati di Covid 19. 

Io sono stanco, preso ma sereno. Mi sembra in fondo una vita più umana, meno traffico, meno documenti, più lavoro, vicinanza, preghiera sentita. Questo virus fa capire che cosa le persone hanno nell’anima… chi ha fondato la vita sulla roccia e chi sulla sabbia; si capisce chi in questi 11 anni ha veramente preso sul serio l’amicizia con Gesù e grazie a loro si va avanti. 

Vi ringrazio per la vostra creatività, per aver venduto fiori, piantine dell’orto, cornici in legno, rischiando magari multe e giudizi per raccogliere in qualche modo un po’ di offerte. 

Io credo che tutto ciò che accade nel mondo ci deve far convertire, ci deve far ritornare a Dio, alla fonte dell’Amore di cui tutti noi abbiamo bisogno. È il momento di decidere se prendere sul serio il Vangelo, accettando di soffrire e di sbattersi per il bene degli altri. Dobbiamo essere più poveri ed essenziali, più semplici e sobri: questo è il cammino! 

Aiutiamoci ad essere gratuiti, gratuiti in tutto. GRAZIE PER ESSERCI! 

Vi ricordo e prego per voi, 

vostro, p. Massimo 

Leave a Reply

Your email address will not be published.