La povertà – Riflessione dal Mozambico

Sono in Mozambico da ormai 35 anni. Premetto che sono interiormente contento dell’esperienza di fede fatta in questi anni in cui ne ho viste di tutti i colori.
Una delle dimensioni che mi interpella in continuazione è la presenza di una povertà estrema, direi di una miseria generalizzata che fa parte della vita di tutto questo popolo del Mozambico. Di fronte a un piccolissimo gruppo di ricchi c’è una marea di miserabili che vivono tutti al di sotto della soglia di povertà. e questo nonostante il Mozambico abbia molte risorse naturali (gas, pietre preziose e carbone) e altre che si stanno scoprendo in questi anni e a cui anche l’italiana ENI partecipa (petrolio e molto gas ancora).
Ogni giorno passano alla stazione di Ribauè sette treni di 200 vagoni ognuno che da Tete portano carbone fino al porto di Nacala, sull’oceano Indiano. Grandi navi portano poi il carbone in tutto il mondo.
C’è qualche giovamento per la gente da tutto questo? Niente!
Papa Francesco ha voluto che la Chiesa cattolica, a partire dall’anno scorso, celebrasse ogni anno la giornata mondiale dei poveri. Quest’anno è coincisa con la domenica 18 novembre. Nel messaggio inviato per l’occasione il Papa mette in risalto alcuni aspetti fondamentali per noi che vogliamo essere attenti al grido dei poveri che sono in tutto il mondo (qui in Mozambico come in Italia).
Ecco quelli che mi sembrano i punti principali:

Preghiera intensa per avere la forza interiore di andare all’incontro dei poveri. Il Papa inizia il suo messaggio dicendo che “il Signore ascolta i poveri che gridano a Lui ed è buono con quelli che cercano rifugio in Lui con il cuore spezzato dalla tristezza, dalla solitudine dall’esclusione. Ascolta quanti vengono calpestati nella loro dignità e, nonostante questo, hanno la forza di innalzare lo sguardo verso l’alto per ricevere luce e conforto”. E ancora: “La condizione di povertà diventa un grido che attraversa i cieli e raggiunge Dio”.
I poveri e noi che cerchiamo di essere sensibili verso i poveri dobbiamo essere consapevoli della forza della preghiera che va direttamente a Dio. Dobbiamo essere uomini e donne di preghiera. Non dimentichiamo mai che “tutto quello che avete fatto a uno solo di questi piccoli lo avete fatto a Me”. (Mt 25,40)

Vedere i casi concreti di povertà attorno a noi.
Per me qui in Mozambico l’attenzione va, in ordine di importanza, agli orfani, alle vedove con bambini piccoli a carico, ai malati (non si può morire di malaria quando si ha 16 anni o 7 o…) e agli studenti senza i mezzi più essenziali per lo studio (penne e quaderni per esempio). E in Italia?

Dice ancora il Papa nel suo messaggio: “Il Signore non solo ascolta il grido del povero, ma risponde. La risposta di Dio al povero è sempre un intervento di salvezza per curare le ferite dell’anima e del corpo, per restituire giustizia e per aiutare a rispendere la vita con dignità”.

Agire con un’attitudine di umiltà e nascondimento (in punta di piedi!). Non dimentichiamoci che ogni povero ha la sua dignità che deve essere rispettata allo stesso modo della nostra.
Continua ancora il Papa dicendo che “non è di protagonismo che i poveri hanno bisogno, ma di amore che sa nascondersi e dimenticare il bene fatto. I veri protagonisti sono il Signore e i poveri. Chi si pone al servizio è strumento nelle mani di Dio per far riconoscere la sua presenza e la sua salvezza”.

Se riesco a dare una mano ai poveri qui in Mozambico lo devo a tante persone umili che si danno da fare in Italia con abnegazione e generosità per sostenere il nostro impegno missionario qui. Da parte mia solo un grazie a Dio e a chi ci dà una mano e, per il resto, devo continuare ad aiutare rimanendo il più possibile dietro le quinte.

Darci da fare assieme, come comunità cristiana, per cambiare le regole economiche che continuano a creare povertà e che arricchiscono solo un piccolo gruppo di privilegiati ù8e questo a livello mondiale e a livello di ogni Paese).
Dice ancora il Papa che dobbiamo reinventare una “ritrovata capacità di stare insieme. Pregare insieme in comunità, condividere insieme la festa della domenica. Un’esperienza che ci riporta alla prima comunità cristiana, che l’evangelista Luca descrive in tutta la sua originalità e semplicità: «Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere. tutti i credenti stavano insieme avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno» (At 2,42.44-45)”.
Se riusciamo a dare testimonianza di una vita secondo il Vangelo, se abbiamo la forza di andare controcorrente, certamente a poco a poco cambiano anche certi modelli economici esistenti e che schiavizzano e creano povertà. Forza e coraggio quindi per ognuno di noi!
Non dimentichiamoci infine, conclude il Papa nel suo messaggio che “i poveri ci evangelizzano, aiutandoci a scoprire ogni giorno la bellezza del Vangelo”.

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