il mercatino di Delebio

Carissimi amici del mercatino e benefattori,
vi saluto e vi benedico ad uno ad uno con tanta gratitudine e stupore per la vostra costanza e fedeltà di questi anni.

Ho saputo da Iulia che vi trovate domani per l’assemblea annuale dei soci, così vi accompagno con alcune riflessioni e aggiornandovi di come vanno qui le cose. Avrei voluto scrivervi prima ma non sono proprio riuscito. In effetti anche gli anni passati ho scritto poco, ma questo periodo è stato duro, dormendo con un occhio aperto ed uno chiuso, analizzando ogni starnuto o colpo di tosse. Le persone che aiutano qui in parrocchia sono sempre le stesse, così che si accumula stanchezza sopra stanchezza, fino ad arrivare ad essere un po’ tutti “stanchi morti”. Però noi che abbiamo avuto in regalo la fede in Gesù sappiamo che solo accettando di morire ogni giorno per amore arriveremo alla meta della Risurrezione; così l’essere “stanchi morti” è solo la rincorsa per correre più spediti verso l’essere “beati risorti”.

So bene che quello che vi scrivo non è alla moda e non è al passo con i tempi, ma caricarsi dei pesi e delle responsabilità per il bene del prossimo, soprattutto i più piccoli e deboli, l’essere coerenti e costanti nell’amore è un dovere… anzi il principale dei nostri doveri. Un dovere che a volte dovremmo allontanare, una croce che a volte ci sfianca e ci fa cadere per mancanza di forze umane, ma è solo nel compiere fino in fondo il nostro dovere, confidando nella forza di Dio che ci possiamo realizzare come figli di Dio, non inventando diritti inesistenti a scapito di altri. Il diritto di avere una vita comoda e lussuosa per esempio a cosa porta? Porta al fatto che pochi ricchi nel mondo avvelenano la vita di una moltitudine di poveri. Anche Papa Francesco continua a ripeterlo in tutti i modi.

Qual è il contrario della comodità? Il rischiare e il rinunciare. Nell’amare, nel donarsi, nel prendersi delle responsabilità c’è sempre qualche rischio e rinuncia…c’è sempre qualcosa da perdere, fino a perdere la propria vita.
Gesù è stato chiarissimo: “Chi vuol salvare la propria vita la perderà, chi decide di perdere la propria vita per me la troverà”. Il p. Ugo dopo l’uccisione del Giulio e del p. Daniele ha detto chiaramente ai volontari dell’O.M.G. che se volevano rimanere in missione dovevano essere disposti ad accettare con consapevolezza il rischio di perdere la propria vita per i poveri. Abbiamo anche l’esempio di suor Maria Laura e ora di don Roberto Malgesini e chissà quante persone nel silenzio del loro cuore si donano rischiando ogni giorno, fidandosi solo di Dio.

Io personalmente ho potuto superare i mesi in cui il mercatino era chiuso solo grazie a chi ha rischiato ed ha continuato anche con rinunce ad essere fedele all’amicizia ed ai poveri, inventando con intelligenza qualsiasi attività possibile. Ai bambini ed ai poveri che aiutiamo non è mancato nulla di necessario e questo mi ha commosso e fa crescere in me un costante desiderio di RINGRAZIARVI. Nei momenti più duri e bui si vedono gli amici buoni e fedeli… più è oscuro e più brillano le candele accese.

Anche le persone di Pucallpa che conosco si sono date da fare con generosità. Altre hanno scaricato la croce su altri e, come spesso ripeto, chi non carica la propria croce diventa una croce, un peso per gli altri. Vi faccio un esempio di chi, in giacca e cravatta, può far danni perché non fa il proprio dovere. L’ultimo bambino di 12 anni che ci hanno chiesto di accogliere è di Atalaya, una provincia collegata con Pucallpa solo con 1 giorno di
navigazione sul fiume o 1 ora di aereo. Il giudice ci ha chiesto di prenderlo noi perché non sanno dove mandarlo da quando è scappato di casa perché il papà narcotrafficante lo vuole uccidere. Dopo 20 e più giorni che insistevano, in accordo con il Vescovo, l’avvocato e la direttrice abbiamo deciso di accoglierlo in Barcoiris, nonostante l’emergenza che stiamo vivendo e le difficoltà di gestire giorno e notte i 22 bambini accolti prima di lui. Il giorno in cui doveva arrivare Gabriel Hemerson, poco prima di salire sull’aeroplano, la direttrice mi avvisa che il ragazzino non ha i documenti d’identità… Respiro e chiamo il giudice che ci ha chiesto di accoglierlo e con tono duro gli detto che senza documenti non l’avremmo preso, ricordandogli gli altri casi in cui i bambini dovevano essere sani mentre arrivavano in condizioni pietose, con malattie croniche e con una confusione nei documenti. Si è offeso ma in 2 minuti ha fatto i documenti che in più di 20 giorni non aveva fatto per pigrizia e comodità. Ora il bimbo sta bene e con i documenti in regola. Se io non avessi puntato i piedi? Questo bambino, come altri purtroppo, avrebbe tribulato tutta la vita per avere un’identità in regola.

Un altro esempio. Il Vescovo Martin è molto contento della casa Barcoiris e come tutti noi si sorprende di come i bambini subito si trovino a loro agio, come se ci conoscessero da sempre. La preoccupazione del Vescovo è che restiamo senza fondi, e durante il periodo di chiusura in Italia ha temuto che non arrivassero gli aiuti e come una giusta preoccupazione, come pastore, ha chiesto un appuntamento con il presidente regionale, anche perché crede non sia giusto che solo gli italiani aiutino questi bambini. Il governatore ci ha ascoltato, ma non ci ha dato neanche un pannolino, nonostante l’emergenza. Io non mi aspettavo niente, perché anche l’orfanotrofio della regione è un disastro e solo riceve fondi per 70 bambini quando ne ospitano più di 100! Nessuno vuol rischiare fra chi governa.
Portare la croce… meno ancora.

Io sono stato chiaro con il Vescovo e gli ho detto che a me interessa servire Gesù e non mi interessa di Ponzio Pilato… poi se il Ponzio Pilato di turno vuol aiutare ben venga. La nostra carità non deve dipendere dal politico di turno o dalle mode demagogiche, ma dal bisogno dei più piccoli ed indifesi. Chiedo al Vescovo se Dio è contento che cerchiamo di educare ed amare questi bambini. Se Dio è contento io corro e mi responsabilizzo, sapendo che ci sono buoni amici in Italia che lavorano duro e sono fedeli e costanti.

Pensavo in questo periodo in cui si sentono notizie catastrofiche in tutto il mondo, cosa attira la benedizione di Dio su un villaggio, un paese. Sarà proprio così uguale avere in una determinata zona una fabbrica di armi, una clinica abortiva, un luogo dove si commercializza il corpo umano o si fabbrica e vende droga, piuttosto che avere un luogo dove si prega, si lavora gratis per il bene dei poveri, si accolgono gli orfani e si curano i malati e gli anziani? Sarà tutto uguale? Cosa attirerà di più la benedizione di Dio?
Spesso nel periodo in cui sono stato a Delebio mi sono detto che è un paese benedetto: quanti santi ci sono nel suo cimitero? Non perdiamo tutte queste benedizioni e protezioni dal cielo. Non molliamo fino al momento di stare con Dio per tutta l’eternità, nel Paradiso dove l’amore sarà tutto in tutti.
Spero e desidero che l’associazione “Vado al Massimo” non sia soltanto per mantenere economicamente la missione del padre Massimo o solo un sacrificio da compiere, ma che sia un modo per fare decisi il cammino della Carità, lasciando orme chiare e belle anche per i giovani o per chiunque ci vede e si interroga.

Vorrei raccontarvi ad una ad una la storia delle persone che aiutiamo. Solo vi dico di Cristian, un uomo di 33 anni che mi ha chiesto di accoglierlo in parrocchia con la moglie Violetta che è all’ultima settimana di gravidanza, con la suocera e le due figlie. Non sapeva dove sbattere la testa. Gli avevano offerto un lavoro agricolo che poi si è rivelato
un inganno perché invece doveva lavorare nei pozzi di macerazione della coca. È scappato e per far partorire la moglie è venuto in città ma nessuno voleva accoglierlo per il Covid. Ora sono sistemati in una casetta di legno nel terreno della parrocchia. In questi giorni nascerà il bambino, probabilmente dovrà fare il taglio cesareo che costa 500 soles ma grazie a voi riusciamo ad aiutarli.

L’elenco di chi ha bisogno sarebbe lungo ma ci sono casi che proprio commuovono, che fanno stringere il cuore, così si cerca di aiutare assumendo rischi e rinunce. Pregate per il vescovo Martin che proprio oggi compie un anno di ordinazione episcopale; ha rischiato molto prendendo il Dengue emorragico. Anche Chuno ha preso il Dengue e vari ragazzi della cooperativa di falegnami e i vicini… arriverà anche il mio turno visto che sono circondato di zanzare.

Buon cammino!
Uniti nella preghiera, con tanto tanto bene,
vostro P.Massimo

P.S. Come mi insegnano i poveri, ogni lettera che si rispetti deve finire chiedendo qualche regalo: ho il sogno di fare mattoni con le bottiglie di plastica usata… qualcuno ha qualche idea se esistono in Italia? Sarebbe una bella fonte di lavoro per tanti poveri e utili perché i mattoni sono sempre più cari. Chissà se tra voi, amici di amici, magari si riesce a fare… qualche ecologista sfegatato, altrimenti chiederò al papa Francesco.

P.P.S. grazie ad un grande supermercato che ci regala le cose in scadenza, l’altro giorno ho mangiato un panettone scaduto e mi son detto: siamo così avanti da mangiare sempre cose scadute! (anche se per noi buonissime)

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